Bestiarium

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Un viaggio tra creature, immagini e storie

Ci sono immagini che nascono per raccontare ciò che conosciamo.
E poi ce ne sono altre che sembrano arrivare da un luogo diverso, più difficile da definire.

Bestiarium nasce proprio da questa seconda possibilità.

È un progetto fotografico e artistico costruito intorno a 25 creature, realizzate attraverso la fotografia, la manipolazione dell’immagine e la stampa al cianotipo. Un lavoro che guarda idealmente ai bestiari medievali, ma li porta fuori dal loro tempo, dentro una dimensione sospesa tra fotografia, fiaba e immaginazione.

Non è un libro sugli animali.

È un libro sulle creature che potrebbero esistere.


Dalla fotografia alla creatura

Da sempre il mio lavoro fotografico cerca un punto di incontro tra ciò che viene registrato dalla macchina fotografica e ciò che invece appartiene all’immaginazione.

In Bestiarium questo confine diventa ancora più sottile.

Le immagini partono dalla fotografia, ma la fotografia non rappresenta più semplicemente qualcosa che esiste davanti all’obiettivo. Diventa il materiale attraverso cui costruire una nuova realtà.

Le creature vengono così trasformate, assemblate e reinterpretate fino a perdere il loro riferimento immediato.

Rimane qualcosa di familiare, ma anche qualcosa che non sappiamo riconoscere completamente.

Ed è proprio in questa incertezza che il progetto trova la sua dimensione.


Il ritorno del cianotipo

Una parte fondamentale del progetto è la scelta del cianotipo, una delle più antiche tecniche di stampa fotografica.

Il caratteristico blu della stampa non è soltanto una scelta estetica. Diventa parte integrante del racconto.

Il cianotipo modifica la percezione dell’immagine: elimina la naturalezza dei colori e porta ogni creatura in una dimensione quasi irreale.

Il blu diventa così il colore di un mondo che non è completamente nostro.

Ogni immagine viene realizzata come una presenza, quasi come una traccia ritrovata di qualcosa che potrebbe essere esistito molto tempo fa.


25 creature, 25 storie

Bestiarium non è soltanto una raccolta di immagini.

Il progetto è stato concepito come un libro narrativo, nel quale fotografia e scrittura procedono insieme.

A ogni creatura corrisponde una storia.

Le fotografie occupano una pagina; di fronte, una fiaba racconta qualcosa della creatura che stiamo osservando.

Ma le storie non sono completamente indipendenti.

Personaggi, luoghi e avvenimenti ritornano, si incrociano e lasciano piccole tracce nelle pagine successive. Il lettore scopre lentamente che dietro le singole creature esiste un mondo più grande.

E al centro di questo mondo ritorna più volte un luogo particolare:

una vecchia casa abbandonata.

Un luogo che sembra osservare le storie tanto quanto le storie osservano lei.


Un bestiario contemporaneo

I bestiari medievali cercavano di classificare il mondo animale attraverso descrizioni, simboli, leggende e racconti fantastici.

Bestiarium parte da quella tradizione ma non vuole ricostruirla.

La utilizza come punto di partenza per parlare del nostro presente.

Le mie creature non devono necessariamente essere interpretate. Non hanno bisogno di avere una spiegazione precisa.

Possono essere strane, malinconiche, ironiche o inquietanti.

Possono rappresentare qualcosa oppure semplicemente esistere.

Perché forse il vero senso di un bestiario non è spiegare le creature che contiene, ma lasciare al lettore il dubbio che possano essere reali.


Tra realtà e immaginazione

Il lavoro nasce quindi dall’incontro di linguaggi diversi: fotografia, manipolazione digitale, stampa artigianale e scrittura.

È un territorio nel quale la mia esperienza fotografica incontra una ricerca più vicina alla pratica artistica.

La fotografia non è più soltanto testimonianza.

Diventa costruzione.

Il cianotipo non è soltanto una tecnica di stampa.

Diventa materia narrativa.

E la fiaba non è soltanto un testo che accompagna l’immagine.

Diventa una seconda porta d’ingresso nello stesso mondo.


Il Libro del Custode

A fare da filo conduttore al progetto è anche la figura del Custode, una presenza discreta e misteriosa che sembra conoscere la storia delle creature e del luogo nel quale vivono.

Le sue parole compaiono come frammenti, indizi, avvertimenti.

Non spiegano tutto.

Anzi, spesso fanno nascere altre domande.

Perché Bestiarium non vuole consegnare al lettore una risposta definitiva.

Vuole invitarlo a entrare.

A osservare.

A leggere.

E soprattutto a chiedersi, voltando pagina, che cosa potrebbe esserci dietro la fotografia successiva.


Un progetto nato dalla fotografia

Dopo tanti anni dedicati alla fotografia, Bestiarium rappresenta per me la possibilità di utilizzare l’immagine in un modo diverso.

Non documentare il mondo, questa volta, ma inventarne uno.

Un mondo nel quale creature impossibili possono convivere con luoghi reali, nel quale una fotografia può diventare una reliquia e una vecchia casa può conservare storie che nessuno ricorda più.

Forse è questo il senso più profondo di Bestiarium: costruire un luogo nel quale realtà e immaginazione non siano più due cose separate.

Un luogo nel quale, almeno per qualche pagina, possiamo ancora credere nell’esistenza dell’impossibile.


BESTIARIUM

25 creature. 25 storie. Un mondo da scoprire.

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